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Metà anni ottanta.

Sono una madre orsolina.

Porto la comunione agli ammalati e questo mi da la possibilità di entrare nelle case di molte famiglie.

La maggioranza di queste vivono situazioni di normalità.

Ma ve ne sono molte altre dove, a farla da padrone, sono la povertà ed il degrado fisico e morale: veri e propri casi umani.

Ed è proprio in questi meandri di vita, al limite della dignità, che mi scontro con la realtà della droga e le ripercussioni che questa ha sulla famiglia: il disfacimento dell’'esistenza umana.

Quando finiscono i soldi e tutti i beni materiali che possono essere scambiati sul mercato nero in cambio di qualche dose di sostanza, ecco spianata la strada della delinquenza: unica ed ultima spiaggia per racimolare denaro.

Padri e madri divengono vittime di figli carnefici sfatti dall’'eroina, umiliati e pestati a sangue perché non hanno più nulla da dare.

Una delle tante pagine di cronaca del tempo che racconta: “Maresciallo dei Carabinieri spara al figlio eroinomane con la pistola d’'ordinanza”.

Non ce l’'ha più fatta a reggere l'’inferno.

Rientrato a casa ha trovato la moglie a terra picchiata, per l’'ennesima volta, dal figlio eroinomane.

E’ un attimo.

Il buio totale nella mente, l’'eco del rimbombo sordo nel cuore: l’'essere è lacerato dal dolore.

Due colpi in pieno petto alla creatura che ha messo al mondo, per mettere fine a tutto.

E’ il punto di non ritorno.

Sono una consacrata, ho sposato Cristo e ho promesso di combattere il male servendomi del bene.

Farò la mia parte affinché “le porte degli inferi non prevalgano sul bene”.

La droga è il male, mio acerrimo nemico.

La fede in Dio è il bene, la mia vera e unica forza.

Quando inizio la mia missione l’'eroina è una piaga in piena e continua espansione.

Un’'ecatombe silenziosa che si consuma tra le mura domestiche dove l’'essere umano si annienta distruggendo se stesso e gli altri, dove il vivere quotidiano è paura, terrore, follia.

Chiedo un incontro con la madre superiore e udienza al vescovo: accettano quanto chiedo.

Il primo ricovero che recupero è la stalla di una cascina diroccata in mezzo alla campagna.

Non posseggo nulla, solo la fede nel mio Signore: quindi ho tutto!

La Divina Provvidenza fa il resto. 

Con questi occhi ho guardato il mondo, con queste mani ho lavorato giorno e notte, con tutto l’'amore che ho potuto, ho amato, cercando di mettere in pratica il primo comandamento di Cristo: “ama il tuo prossimo”.

Quando lascio il convento sono un’'ex orsolina, al seguito ho otto eroinomani e due cani trovatelli.

Nella testa e nell’'animo tanti buoni propositi, davanti a me una lunga strada e una sola missione: fare il bene e guadagnarmi il paradiso.

È l'’inizio della mia nuova missione in mezzo ai poveri, ai tossici, ai moderni “Miserabili”.

A distanza di quasi trent'’anni quella stalla è diventata la Shalom.



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